The End of the World (and I feel fine) by Guido Bartorelli

>>> Italian below>>>

<<“The end of the World” really seems a tragedy. But not for everybody. Even if mankind vanishes completely, there will still be somebody to take its place. Because life goes on, one way or the other, with or without our presence>>.

Kensuke Koike

Kensuke Koike’s art commendably shows the direction towards which the relations we have with pictures and changing. First of all, these have gotten to set up a multi-layered shell that binds up all of reality as a whole, or better, permeates it and “enlarges” it since such shell is the place for full-fledged experiences, for “worldly-wise life”. It is more and more of a problem, in fact, to claim that pictures own an inferior degree of substance versus data that are considered “concrete”, seen the effects – by far extremely concrete – that these have on our life. Moreover there is no event that is not accompanied by clouds of pictures originated at all levels: from the so-called base, which is immensely broad, that sees us all as amateur producers thanks to the technologies we’ve all got at the tip of our fingers to the most exclusive and sophisticated level of great media entertainment, whose most advanced front is represented and documented, year after year, by the Future Film Festival.

To this situation, there is added a fact of epoch-making significance: these levels do not remain separated. Amongst young generations – but not only – the practice of media material appropriation is rampant, these are incessantly pirated, remixed and re-interpreted with the objective of reopening them to the free and wrong-footing play of creativity. This marked the end of the traditional – mainly contemplative – way of using media.

Highly refined exponent of this popular phenomenon fron his initial works is Kensuke Koike , as befits an artist. The Elephant Man made in 2001, was prophetic, for example, with David Lynch’s most pathetic sequence of the film undergoing the interference of a completely discordant sound, generating a paradoxical effect (consider that YouTube, where this type of interventions is normal, will only be founded in 2005). The poster Koike made for the Future Film Festival seems to give a symbolic face to amateur appropriation. The traditional technique of collage, here used in an (apparently) botched and rushed way, puts together the shots of many fuman faces with fragments of screenings and cartoon. It has given birth to a guffawing ape’s snout, partly idiotic, partly outlaw. The (old) world ends… and I feel fine.

Guido Bartorelli

>>>Italiano>>>

“La fine del mondo” sembra davvero una tragedia. Ma non lo sarà per tutti. Anche se l’umanità svanisce del tutto, ci sarà sempre qualcuno che prenderà il suo posto. Perché la vita continua in un modo o nell’altro, con o senza la nostra presenza.

Kensuke Koike

L’arte di Kensuke Koike (Nagoya, Giappone, 1980) mostra in modo esemplare la direzione verso cui sta mutando il rapporto che intratteniamo con le immagini. Innanzitutto queste sono arrivate a costituire un involucro multistrato che fascia tutta intera la realtà, o meglio che la penetra, la “aumenta”, dal momento che tale involucro è luogo di esperienza a pieno titolo, di “vita vissuta”. È sempre più problematico, infatti, sostenere che le immagini abbiano una consistenza di grado minore rispetto ai dati cosiddetti “concreti”, visti gli effetti, concretissimi, che esse hanno sulla nostra vita. Inoltre non si dà evento che non si accompagni a nugoli di immagini provenienti da ogni livello: da quello che si potrebbe chiamare base, immensamente esteso, che ci vede tutti produttori amatoriali grazie alle tecnologie che abbiamo sempre a portata di mano; al livello più sofisticato ed esclusivo del grande spettacolo mediatico, il cui fronte più avanzato è documentato, anno dopo anno, dal Future Film Festival.

A questa situazione si aggiunge un fatto di portata epocale: i livelli non rimangono affatto separati. Tra le giovani generazioni – ma non solo – dilaga la pratica dell’appropriazione dei materiali mediatici, che vengono incessantemente piratati, remixati e reinterpretati al fine di riaprirli al gioco libero e spiazzante della creatività. Ciò ha segnato la fine del modo tradizionale, per lo più contemplativo, di fruire i media.

Di questo imponente fenomeno popolare Kensuke Koike è fin dai primi lavori un raffinatissimo interprete, come si conviene a un artista. È stato profetico, ad esempio, The Elephant Man del 2001, in cui la più penosa sequenza del film di David Lynch subisce l’interferenza di un audio totalmente incongruo, dall’effetto paradossale (si consideri che YouTube, dove questo tipo di interventi è la norma, verrà fondato solo nel 2005). Il manifesto che Koike ha realizzato per il Future Film Festival sembra dare un volto simbolico all’appropriazione amatoriale. La tecnica artigianale del collage, qui impiegata in modo quanto mai raffazzonato (in apparenza), congiunge gli scatti di molte teste umane con i frammenti di schermate e cartoon. Ne è partorito il muso di uno scimmione sghignazzante, un po’ idiota un po’ fuorilegge. Il (vecchio) mondo finisce… and I feel fine.

Guido Bartorelli

from the catalogue of the 14th Future Film Festival

ISBN 978-88-9047-193-3