“KENSUKE KOIKE SURREAL DIMENSION” on RedMilk

KENSUKE KOIKE È UN VISUAL ARTIST GIAPPONESE, CLASSE 1980, CHE SI STA FACENDO STRADA NEL PANORAMA ARTISTICO ITALIANO E INTERNAZIONALE.

Intraprende gli studi artistici in Italia, più precisamente nella città di Venezia, frequentando dapprima l’Accademia di Belle Arti e, in seguito, lo IUAV.

È difficile collocare la sua arte in una categoria specifica, il suo vasto operato tocca molteplici modalità espressive: pittura, scultura, installazioni e video art. Lui stesso infatti afferma: «è l’idea a scegliere il modo con cui mostrarsi»; evitando così porre limiti alla propria creatività, lasciandola fluire, libera di concretizzarsi con forme ogni qual volta diverse.

Un esempio della sua poetica è la serie di fotografie dal “Single Image Processing” esposte, a inizio anno, alla galleria milanese Ciocca Arte Contemporanea nella mostra “Saved by the bell”, frase che allude a un’antica pratica mortuaria diffusa in Inghilterra secoli addietro e secondo cui la bara doveva venir dotata internamente di una campanella, prima d’esser seppellita, in modo da poter essere suonata qualora la morte della persona fosse stata solo apparente. Il titolo, seppur ironico, ben raffigura l’operato dell’artista, che va a compiere un’operazione analoga. Le fotografie non sono state realizzate da Koike stesso, ma sono istantanee d’epoca, scatti dimenticati e scartati di gente comune. Vecchi ricordi affettivi appartenuti a chissà chi; reperti di una storia individuale che affiora attraverso scene di vita quotidiana. L’artista, più che far rivivere, concede una nuova vita alle immagini, conferendo ai personaggi che le ospitano una seconda possibilità di vissuto in relazione al nuovo scenario circostante; creando nell’istantanea un elemento di dinamicità, come se si trattasse di un’azione lasciata interrotta in un tempo a noi lontano. Koike manipola queste “reliquie” creando una sorta di collage; ne ritaglia minuziosamente piccoli frammenti per poi ricollocarli nella medesima immagine, mutandone profondamente l’aspetto e conferendole una dimensione sconosciuta e surreale. Sperimenta qualsiasi tecnica di modifica della fotografia, senza mai introdurre però elementi esterni ad essa, in modo da cambiare la realtà rappresentata e creando elementi di squilibrio nell’immagine, lasciandola comunque a se stante.

Il fatto di non introdurre altre immagini nei suoi lavori è sì un limite, ma allo stesso tempo gli permette di studiare soluzioni su dettagli che altrimenti non avrebbe mai notato. Le tecniche di modifica, attraverso una delicatezza di gesti quasi impercettibili, che Koike applica sono svariate: da ogni possibile piegatura della fotografia alle bruciature, dal grattar via parte dell’immagine al ritagliarla, in un perdersi di possibilità illimitate e ancora in fase di sperimentazione.

Consciamente o inconsciamente nell’arte di Koike sono presenti molteplici rimandi a varie tecniche dell’arte giapponese. Il concetto di assegnare un nuovo utilizzo e una nuova vita a un oggetto ormai caduto nell’oblio sembra rifarsi alla pratica giapponese del Kintsugi, una tecnica in cui l’oro veniva utilizzato per saldare insieme frammenti di un oggetto ormai rotto o rovinato, aumentandone così il valore e conferendogli un nuovo utilizzo. Koike sembra riprendere anche le stampe giapponesi Ukiyo-e e Sumi-e. Le prime per quanto riguarda le scene domestiche e di vita quotidiana rappresentate, per la bidimensionalità delle immagini, in questo caso data dalla fotografia, e per le linee semplici con cui le incide, attraverso cui suggerisce un’idea di movimento. Le stampe Sumi-e, invece presentano uno stile pittorico monocromatico che utilizza solo inchiostro nero: le linee tracciate con questo inchiostro non possono più venir cancellate o modificate. Allo stesso modo opera Koike nelle sue immagini in bianco e nero: senza alcuna possibilità di correzione, sbagliare anche solo di un singolo millimetro comporterebbe la perdita dell’opera. La sua è una tecnica che richiede pratica e concentrazione, una mano ferma e un grande talento.

Testo di Daniela Lumastro

RedMilk November 30 2016

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KENSUKE KOIKE IS A JAPANESE VISUAL ARTIST, BORN IN 1980, WHO’S GAINING MOMENTUM IN THE ITALIAN AND INTERNATIONAL ART SCENE.

He began his art studies in Italy, more precisely in Venice, first attending the Academy of Fine Arts and, later, the IUAV.

It’s difficult to place his art in a specific category, its extensive work touches many ways of expression: painting, sculpture, installations and video art. In fact, he says, “Is up to ideas to choose the way they’ll show themselves”; thus avoiding any limits of creativity, letting it flow, free to materialize in different forms each time.

An example of his poetry is the series of photographs “Single Image Processing”, exposed earlier this year at the Milanese Ciocca Arte Contemporanea gallery for the “Saved by the bell” exhibition, a sentence that alludes to an ancient mortuary practice widespread in England centuries ago, and according to which the coffin, before being buried, had to be internally provided with a bell, so anyone would be able to play it if the person’s death was only apparent. The title, even if in an ironic way, describes perfectly the work of the artist, who perform a similar operation. The photographs have not been taken by Koike himself, they are snapshots from another time, forgotten and discarded shots of ordinary people. Old emotional memories that belonged to somebody else; pieces of an individual story that emerges through scenes of everyday life. The artist, rather than reviving, gives images a new life, giving the characters a second chance to live in a new surrounding scenery; creating an element of dynamism in the snapshot, as if it was an action stopped a long time ago. Koike manipulates these “relics” creating a sort of collage; knock out minutely small pieces and then put them back in the same image, profoundly altering the look and giving it a strange and surreal dimension. He experiences many different ways of photography modification without ever introducing external elements, in order to change the reality represented and creating a sort of imbalance in the picture.

Not introducing other images in his works is indeed a limit, but at the same time it allows him to study solutions of details that he would never have noticed instead. The editing techniques, with almost imperceptible gestures, which Koike applies, are varied: from foldings to burnings, scraping out part of the image and cutting it out, getting lost in limitless possibilities that are still being tested .

Consciously or unconsciously in Koike’s art there are multiple references to various Japanese art techniques. The concept of assigning a new use and a new life to an object that is now faded into obscurity seems to refer to the Japanese practice of kintsugi, a technique in which gold was used to melt pieces of a broken or damaged item together and increasing its value giving it a new use. Koike also seems to resume Japanese prints Ukiyo-e Sumi-e which are the first to represent domestic scenes and daily life together with the two-dimensionality of the images, which, in this case, is given by photography. They also use simple lines to suggest an idea of movement. On the other hand the Sumi-e, prints present a pictorial monochrome style that uses only black ink: the lines drawn with this ink can not be removed or changed. Koike works in the same way in his black and white images as there is no possibility of correction or mistakes of even a single millimeter of the work, as it would involve its loss. His technique requires practice and concentration, a steady hand and a great talent.

Text by Daniela Lumastro
RedMilk November 30 2016