from catalogue “Corpo circuito”

ITALIAN BELOW>>>

He was born in 1980 in Nagoya, Japan. He studied Visual Arts at the Academy of Fine Arts in Venice, and later at the Iuav (Institute of Architecture) in Venice.
He carries out his works using mostly photography and video, means which he finds more suitable to represent reality and its possible contradictions.
His art is a continuous research marked by irony.
In his works he tries to trigger a sort of reversal of reality, in order to accentuate the sense of surprise and discovery.

Your operation is to “tear, cut, make dirty and burn” images of a person or an animal, and then to go on with a careful assemblage of pieces which leads you to the creation of other different images. A very interesting operation, which, in this case, reconciles well with the idea of this exhibition on bodies of people which, in a social system, are “disassembled” and “reshaped” to one’s liking. In brief, each man possesses an identity in becoming, which is never defined but can always be modified and pass from one state to the other, an organism continuously transforming; just like a collage.
Would you tell me about your choice of using this technique and, briefly, about your way of working on images?

Each person or thing has its hidden side. It’s kind of like TV or theatre, which convey images that they choose to show the public. That detail that we see is part of reality, but we never know what lies behind that detail and we have to discover it using our imagination. This can be interpreted even in the most banal moment. It’s not necessary for a thing, or an aspect, to be invisible in order to imagine; even things that are visible in reality can be modified if we have the habit of seeing things in the way they can be looked at from another side. What’s beautiful can become ugly, what’s clear can become dark, what’s good can become evil: it all depends on how we look at and consider reality.
I often work with photography because it was commonly known as the means to portray reality, although nowadays it’s easier to manipulate it, thanks to new technology.
My operation consists exactly in the simplicity that one can find in modifying reality. We are so used to being exposed to images that represent reality, or better an ideal reality. I want to move it just a little bit, or move even just some little aspects of it, just to give life to a “possible” parallel reality.

What strikes me about your works is the strong ironic potential and the great surprise effect that your compositions arouse. It seems that through your works one realizes that reality can be seen through many aspects and different forms, in a sort of infinite worlds and possible beings that take start from the present in which we live to supply us with an alternative reality.
What is your relationship with nowaday’s world, with the images that surround you? How does your process of revising what’s real, which often leads to the creation of humans that exit everyday’s life to become “ monstrous”, work?

I’ve always been afraid of monstruous creatures. But it’s a fear I’ve overcome by studying how people in the past used their imagination to create such monstrous beings.
I strongly believe that our imagination is always limited by what we see in reality. This happens also in the world of dreams. All the anomalies of the world, in dreams, can be explained. I started creating monstrous creatures as they were described in the old way, showing that those creatures were the product of a combination of reality. Then, when I understood that it actually was like that, I myself started creating monstrous beings, “unreal”, invented by me, but always basing myself on reality (using photography).

Besides photography and collage, you also work with video. What do you choose to tell through the latter means, in comparison to the former?

I’ve got no preference when it comes to technique. But when I want to talk about a thought of mine I have to choose the most suitable means. So if I’ve chosen video, it means that the other media, like photography or drawing, couldn’t depict as well the concept I wanted to represent, while, in this case, video could.

from catalogue “Corpo Circuito” by Carolina Ongaro

>>>ITALIAN >>>

Nasce nel 1980 a Nagoya, Giappone. Studia prima all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, e poi Allo Iuav di Venezia, Arti Visive. Realizza le sue opere utilizzando soprattutto fotografia e video, mezzi che egli trova più idonei a rappresentare la realtà e le sue possibili incongruenze.

La sua arte è una continua ricerca all’insegna dell’ironia. Cerca nelle sue opere di innescare una sorta di rovesciamento della realtà, per accentuare il senso di sorpresa e di scoperta.
La tua operazione è di “strappare, tagliare, sporcare e bruciare” immagini di una persona o animale, per poi proseguire con un attento assemblaggio di pezzi che ti porta alla creazione di immagini altre, differenti. Un’operazione molto interessante, che in questo caso, ben si concilia con l’idea della mostra di corpi di persone che, all’interno di un sistema sociale, vengono “smontati” e “rimodellati” a piacere. In sintesi, ogni uomo possiede un’identità in divenire, che non è mai definita ma può sempre essere modificata, passare da uno stato all’altro, organismo perennemente in trasformazione; proprio come un collage.
Mi parleresti della tua scelta di utilizzare questa tecnica e, brevemente, del tuo modo di lavorare sulle immagini?

Ogni persona o ogni cosa ha il proprio lato nascosto. È un po’ come la TV o il teatro, che trasmettono immagini che scelgono di far vedere al pubblico. Quel dettaglio che noi vediamo fa parte della realtà, ma noi non possiamo mai sapere cosa ci sia dietro quel dettaglio e dobbiamo scoprirlo usando la nostra immaginazione.
Questo può essere interpretato anche nel momento più banale. Non serve che una cosa, o un aspetto sia invisibile per poter immaginare; anche le cose visibili nella realtà possono essere modificate se abbiamo l’abitudine di vedere le cose come possono essere osservate da un altro lato. Il bello può diventare brutto, e il chiaro può diventare buio, il buono cattivo: tutto dipende da come noi osserviamo e prendiamo in considerazione la realtà.
Io lavoro spesso con la fotografia, perché era comunemente conosciuto come il mezzo che ritraeva la realtà. Anche se al giorno d’oggi, è più facile manipolarla, grazie alla nuova tecnologia.
La mia operazione consiste proprio nella semplicità che possiamo ritrovare nel modificare la realtà. Siamo così abituati ad essere esposti ad immagini, che rappresentano la realtà, o meglio una realtà ideale. Io voglio spostarla solo di poco, o anche solo qualche suo piccolo aspetto, giusto per dare vita ad una “possibile” realtà parallela.

Quello che mi colpisce delle tue opere è la forte carica ironica e il grande effetto di sorpresa che le tue composizioni fanno scaturire. Sembra che attraverso i tuoi lavori ci si renda conto che la realtà possa essere vista sotto molti aspetti e forme diverse, una sorta di infiniti mondi ed esseri possibili che partono dal presente che abitiamo per fornirci una realtà alternativa.
Qual è il tuo rapporto con il mondo di oggi, con le immagini che ci circondano? Come funziona il tuo processo di rielaborazione del reale, che molte volte porta alla creazione di umani che escono dal quotidiano per diventare creature “mostruose”?

Mi hanno sempre fatto paura le creature mostruose. Ma è una paura che ho superato facendo uno studio su come la gente nel passato abbia usato la propria immaginazione per creare quegli esseri così mostruosi. Credo fortemente che la nostra immaginazione sia sempre limitata da ciò che vediamo realmente. Questo succede anche nel mondo del sogno. Tutte le anomalie del mondo, nel sogno, possono essere spiegate. Io ho iniziato a creare le creature mostruose come erano descritte nel vecchio libro, facendo vedere che quelle creature erano il frutto di una combinazione della realtà. Poi quando ho capito che era così veramente, ho cominciato a creare io stesso degli esseri mostruosi, “irreali”, inventati da me, ma sempre basandomi sulla realtà (usando la fotografia).

Oltre alla fotografia e collage, lavori anche con il video. Cosa scegli di raccontare tramite quest’ultimo mezzo, rispetto ai due precedenti?

Non ho nessuna preferenza nella tecnica. Ma quando voglio raccontare un mio pensiero, devo scegliere il mezzo più adatto. Quindi se ho scelto il video, significa che gli altri medium, come la fotografia o il disegno, non potevano raffigurare così bene il concetto che volevo rappresentare, cosa che in questo caso il video può fare.

dal catalogo “Corpo Circuito” di Carolina Ongaro