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Questa volta l’appuntamento per l’inaugurazione, alla Galleria Perugi, è spostato un’ora più tardi. Non è un dettaglio trascurabile, perché le numerose candele che illuminano l’ambiente interno necessitano del buio che le grandi vetrate dell’ex garage non permetterebbero a un’ora del giorno ancora assolata. La parata notturna di Kensuke Koike (Nagoya, 1980; vive a Venezia), dislocata sulla parete espositiva, trova in questo modo il suo complemento appropriato, per coinvolgere i visitatori in un’atmosfera godibile e di apprezzabile coerenza suggestiva.
La manipolazione a cui l’artista giapponese ci aveva fin qui abituato – dove, spesso, due diverse immagini si univano in dittici, per dar vita ad accostamenti di grande potenziale immaginifico, talvolta anche dal sapore ironico – si evolve, ora, proliferando in una moltiplicazione all’ennesima potenza degli scatti fotografici. Concentrandosi sui dettagli, minuziosamente assemblati per creare esseri deformi e mostruosi. L’ispirazione di cui Koike s’avvale trova radici nella tradizione giapponese, letteraria e orale, dello y?kai, riunita originariamente nel XVIII secolo da Toriyama Sekien nel libro La parata notturna dei cento demoni.
Il collage serve a Koike per comporre i personaggi: Haikume, il mostro dai cento occhi, Maikube dalle tre teste, Gama Sennin, l’uomo rana, e Gotaimen, la pancia-bocca, sfilano giocosi ma composti con i loro compagni Te-naga Ashi-naga (dagli arti lunghi) e Ippon-Datara, che è una sorta di Polifemo giapponese; mentre, in primo piano, domina il testone di Ookubi. In rigoroso bianco e nero – osservato anche nell’autoritratto allestito nell’ufficio della galleria, oltre che nella scelta di non esporre in questa mostra un’altra opera che invece è a colori -, la composizione occupa pacatamente lo spazio, mantenendo un ritmo che, memore della scrittura giapponese, corre da destra a sinistra.

fabrizio montini

mostra visitata il 21 marzo e il 7 aprile 2009
Exibart.onpaper
No.57, June-July, 2009
P62